venerdì 17 dicembre 2010

Dialoghi in pezzi.

''Hai indovinato la diagnosi!''
'' Ma come hai fatto? Come lo sapevi? Avevi ragione tu!"
''Mi convinco sempre di più che avevi ragione tu quella volta in cui dicevi che il problema era questo...''
''Hai azzeccato.''
''Mi sa che ci hai preso, uhm...''

Una diagnosi non andrebbe indovinata, andrebbe fatta.
Una diagnosi non è una divinazione coi tarocchi. Nè roba per maghi.Va trattata alla stregua di un'equazione matematica, è logica, razionale.
E' rigida.
Flessibile.
Se si pensa che rigida e flessibile non sono sinonimi, che sono due termini discordanti o addirittura opposti, allora non si è bravi a fare diagnosi. Di fatto, non lo si è mai.
Non si può indagare nel campo umano.
Nell'anima: Psykè.

Non è difficile da capire: umano è uguale a rigido e pure a flessibile, umano è tanto che non si vede.
Umano è tanto che si sente. E che si ascolta. Ma non si sente. E poi non sente.
Umano non è pietà, ma piétas.
Non compassione, ma compàthos.
Patire cum non è patire con, ma capire il patire. Impostarlo, settarlo, infine dar parole a chi non ha parole.
A cosa non è parola.

Diagnosi è la fine di un percorso lunghissimo che non ha lasciato più respiro, che non ha più voce, a volte neanche lacrime.
Diagnosi è il punto d'arrivo, la fine non è ancora arrivata. E' un nuovo inizio: l'inizio di una consapevolezza nuova che porta lontano, dove non si sa mai.

''Allora mia madre è pazza...''
''Quindi sono pazza...''
''Non ho speranze: sono pazzo.''

Finchè avrai paura di sapere che puoi stare meglio, sarai realmente pazza/o.
Lo sa bene cos'ha: solo ha paura di star bene.
''Perchè il pensiero di stare bene mi dovrebbe fare paura?''
''Non cerco altro che stare meglio...''
Perchè è meglio il vecchio consolante male, che il nuovo incerto avvenire.
Perchè è meglio il familiare dell'estraneo.
Perchè è meglio fingere.

2 commenti:

Glòsòli ha detto...

Chissà invece quanto la finzione di star bene possa essere realtà? Se è questione di sfumature di pensiero, è forse utile una scelta di "eliminiazione cosciente" del problema (di ciò che ci crea danno) anziché di risoluzione di quel nodo emozionale. Si sceglie (o si finge?) di eliminare l'inutile/dannoso, invece di risolverlo: la finzione come via di salvezza. Dico finzione perchè decidere di sgravarsi di un certo peso ansiogeno o mefitico comporta sempre un processo iniziale di finzione - o quantomeno lo si avverte in questo modo. Di un "fare come se non ci fosse" quell'elemento, tramite volontà di star bene, tramite una precedente presa di posizione in un momento di lucidità razionale, di presa del sé. In sostanza: sfruttare la flessibilità invece della rigidità. Un problema diventa problema da risolvere quando si inizia a inquadrarlo come tale, più o meno. Se lo relativizzo relegandolo alla sfera dell'inutile, il processo di finzione-terapeutica dovrebbe iniziare. O secondo te il miglior modo è sempre e solo districare il nodo dopo aver attuato la diagnosi?
Ho detto una valanga di stronzate?
Non parlo per assolutismi e nemmeno dopo aver affrontato i tuoi studi, quindi hai diritto a rosicchiarmi come un babbano e a rispondermi: mpf, non meriti la mia attenzione. E io allora tornerò nel mio buio angolino della vergogna ._.

Selenia ha detto...

Va detto che non hai di che vergognarti :D
Va detto che puoi stare sotto il riflettore, qui dentro, quanto ti pare; se preferisci l'angolino accomodati, ma solo se preferisci.

Tornando a noi: un ''problema'' diventa tale quando lo definisci tale.
Vero, forse.
E' noto che siamo la categoria che ti mette al corrente di avere un problema senza che tu lo sapessi.
E' noto che non abbiamo soluzione, sfondiamo porte aperte.
Ma perchè dovrei dirti di avere un problema se tu lo vivi come STATO DI BENESSERE?
Citerò in futuro qualche ''caso clinico'' documentato niente meno che da Sacks, di qualcuno che in effetti ha un problema, ma non verrà cercata alcuna soluzione, poichè diventa fonte di benessere.
E' raro.
La diagnosi: non è un modo di sciogliere un nodo, quanto di trovarlo.
E' un nuovo inizio di un percorso fatto a monte e che si è rivelato necessario. E' un punto d'arrivo già di per sè.
Si fa presto a dire Diagnosi.
Quella che demonizzo è la IATROGENIA.
Farò altro post, penso.
Grazie, mio piccolo sigùr ros!